트럼프, 4월 합의 언급하며 휴전 연장 작업 진행 중

Trump evoca l'intesa ad aprile, si lavora al rinnovo della tregua

ANSA · 🇮🇹 Rome, IT IT 2026-04-16 04:47 Translated
밴스와 새로운 협상 라운드 준비. 억만장자는 물러서지 않고 추가 1만 명 병력 파견
이란과의 전쟁이 "거의 끝났다"며 이달 말까지 합의가 "가능하다"고 밝힌 도널드 트럼프는 4월 21일로 다가오는 휴전 만료를 앞두고 테헤란과의 협상 결과에 대해 다시 한번 낙관적인 전망을 내놓으면서도 물러설 생각이 없어 보인다. 대통령은 해당 지역에 추가로 1만 명의 병력을 파견하기로 결정했는데, 이는 이슬람 공화국에 대한 압박을 더욱 가중시켜 단기간 내 합의를 이끌어내려는 움직임이다. 현재 워싱턴과 테헤란 간 중재자를 통한 접촉이 빠르게 진행되고 있으며, 외교에 성공의 기회를 주기 위해 2주간의 휴전 연장을 위한 작업이 진행 중이다. 새로운 협상 라운드가 다음 주에 열릴 수 있다. 세부 사항은 아직 정해지지 않았으며, 날짜와 장소 모두 아직 선택되지 않았다. 이슬라마바드가 다시 협상 장소가 될 가능성이 있으나, 4월 18일 이전에는 어려울 것으로 보인다. 그때까지 셰바즈 샤리프 파키스탄 총리는 상황에 대한 "의견 교환"을 위해 사우디아라비아, 카타르, 튀르키예를 순방할 예정이다.

이슬라마바드는 또한 모신 나크비 내무장관과 아심 무나르 군 최고사령관—트럼프가 여러 차례 "가장 좋아하는" 인물로 지칭한—을 테헤란에 파견해 미국의 메시지를 전달하고 새로운 회담을 조직하려 했다. 미국은 이번에도 JD 밴스 부통령과 스티브 위트코프, 재러드 쿠슈너 특사를 파견할 예정이다. 풀어야 할 과제는 여전히 같다: 이란의 핵 프로그램과 호르무즈 해협의 항해 문제이다. 최근 며칠간의 활발한 협상은 적어도 입장의 접근을 기대하게 한다. "이란은 전쟁이나 불안정을 추구하지 않으며" 미국과의 건설적인 대화를 지지하지만 "굴복을 강요당하지는 않을 것"이라고 마수드 페제시키안 이란 대통령이 분명히 밝혔다. "그들은 무슨 일이 있어도 합의에 이르고 싶어 한다고 생각한다"고 트럼프는 주장하며, 미군에 의해 괴멸된 이란에 대해 다시 언급했다. "우리는 그들을 혹독하게 때렸다"며 "지금 우리가 떠나면 그들은 재건에 20년이 필요할 것"이라고 미국 대통령이 덧붙였다.

세계 경제를 불황으로 밀어넣을 위험이 있는 이 분쟁 해결을 위한 외교적 노력에서 중국도 최전선에서 계속 참여하고 있다. 아바스 아라그치 이란 외무장관은 왕이 중국 외교부장과 통화하며 협상 진전 상황을 논의했다. "협상의 모멘텀을 지지한다"고 베이징은 밝혔으며, 군사적으로 이란을 지원한다는 의혹을 단호히 부인했다. "시진핑이 나에게 무기를 테헤란에 제공하지 않고 있다고 말했다"고 트럼프는 확신하며, 유포 중인 소문에 대해 설명을 요청하기 위해 중국 대통령에게 편지를 썼고 "본질적으로" 그렇게 하고 있지 않다는 내용의 답장을 받았다고 전했다. "몇 주 후 그가 나에게 큰 포옹을 해줄 것"이라며 곧 있을 중국 방문을 언급했다.

트럼프는 이란과의 분쟁을 신속히 마무리하려는 듯하다: 여론조사 하락, 공화당의 어려움 증가, 마가 지지층 일부의 비판 사이에서 사령관은 자신이 많은 위험을 감수했으며 페이지를 넘길 때가 왔다는 것을 알고 있다. 위험은 그의 정당조차 전쟁에 대한 최종적인 반란을 일으킬 수 있다는 것이다. 법률에 따르면 대통령은 군사 작전이 60일 이상 지속될 경우 의회의 승인을 받아야 하며, 많은 보수파들은 이미 억만장자가 이를 준수해야 한다고 밝혔다. 시한은 이달 말이다. 트럼프가 이란 문제를 마무리하고 다른 우선순위인 쿠바에 집중하려 할 가능성도 배제할 수 없다. 국방부는 이미 사령관이 진행하기로 결정할 경우 대비해 섬에 대한 군사 계획을 수립 중인 것으로 알려졌다.
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Verso un nuovo round di negoziati con Vance. Il tycoon non molla e invia altri 10.000 soldati

   La guerra con l'Iran è "quasi finita" e un accordo entro la fine del mese è "possibile": parola di Donald Trump che, pur mostrando ancora una volta ottimismo sull'esito dei negoziati con Teheran in vista della scadenza della tregua il prossimo 21 aprile, non sembra voler mollare la presa. Il presidente ha deciso infatti di inviare altri 10.000 soldati nell'area, una mossa per aumentare ancora di più la pressione sulla Repubblica Islamica e spingerla verso un'intesa in tempi stretti.    I contatti fra Washington e Teheran tramite i mediatori al momento proseguono serrati e si sta lavorando a un'estensione del cessate il fuoco di due settimane per dare alla diplomazia una chance di successo. Un nuovo round di colloqui potrebbe tenersi la prossima settimana. I dettagli sono ancora in via di definizione: né una data né una località sono ancora state scelte. E' possibile che Islamabad sia nuovamente la sede dei negoziati, non prima però del 18 aprile. Fino ad allora, infatti, il premier pachistano Shehbaz Sharif sarà in viaggio fra l'Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia per uno "scambio di vedute" sulla situazione.

Islamabad ha anche inviato il suo ministro degli interni Mohsin Naqvi e il capo delle forze armate Asim Munir - più volte definito da Trump come il suo "preferito" - a Teheran per recapitare un messaggio degli Stati Uniti e cercare di organizzare il nuovo incontro, al quale gli Stati Uniti si dovrebbero presentare ancora una volta con il vicepresidente JD Vance e gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner. I nodi da sciogliere restano comunque gli stessi: il programma nucleare iraniano e la navigazione nello Stretto di Hormuz.     Le ferventi trattative degli ultimi giorni lasciano ben sperare, quantomeno in un avvicinamento delle posizioni. "L'Iran non cerca la guerra o l'instabilità" e sostiene un dialogo costruttivo con gli Stati Uniti, ma non si lascerà "costringere alla sottomissione", ha chiarito il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. "Credo che vogliano raggiungere un accordo a tutti i costi", ha insistito Trump, tornando a parlare di un Iran annientato dalle forze americane. "Li abbiamo pestati pesantemente" e "se ce ne andassimo ora, avrebbero bisogno di 20 anni per la ricostruzione", ha aggiunto il presidente americano.     Nella tela diplomatica per cercare di risolvere un conflitto che rischia di far scivolare l'economia mondiale in recessione, anche la Cina continua as essere impegnata in prima linea. Il ministro degli esteri iraniano, Abbas Aragchi, ha sentito il suo omologo cinese Wang Yi, con il quale si è intrattenuto sui progressi nelle trattative. "Sosteniamo lo slancio dei negoziati", ha fatto sapere Pechino, smentendo seccamente di sostenere l'Iran dal punto di vista militare. "Xi mi ha detto che non stanno fornendo armi a Teheran", ha assicurato Trump, raccontando di aver scritto al presidente cinese per chiedere spiegazioni sulle indiscrezioni in circolazione e di aver ricevuto in risposta un una lettera in cui "essenzialmente" diceva che non lo stava facendo. "Mi darà un grande abbraccio fra qualche settimana", ha poi aggiunto riferendosi alla sua prossima visita in Cina.     Trump sembra voler chiudere il conflitto con l'Iran rapidamente: fra il crollo dei sondaggi, le crescenti difficoltà dei repubblicani e le critiche di parte della sua base Maga, il commander-in-chief sa di essersi esposto a molti rischi e che è arrivato il momento di voltare pagina. Il rischio è che anche il suo partito possa definitivamente ribellarsi alla guerra. La legge prevede infatti che un presidente ottenga il via libera del Congresso se l'operazione militare dura più di 60 giorni, e molti conservatori hanno già detto che il tycoon dovrà rispettarla. La scadenza è alla fine del mese. Non è escluso, comunque, che Trump voglia chiudere il dossier Iran per occuparsi di un'altra delle sue priorità: Cuba. Il Pentagono starebbe già elaborando piani militari per l'isola così da essere pronto se il commander-in-chief decidesse di procedere.

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