'맨델슨 스캔들에 대한 거짓말', 스타머 궁지에 몰려

'Bugie sullo scandalo Mandelson', Starmer all'angolo

ANSA · 🇮🇹 Rome, IT IT 2026-04-18 02:05 Translated
총리가 책임을 관리에게 전가했지만, 그의 사임 요구가 커지고 있다
키어 스타머의 리더십에 치명타가 아니라면, 그 전조가 될 기세다. 피터 맨델슨의 이름과 관련된 스캔들, 그리고 그의 고인이 된 미국 성범죄자 브로커 제프리 엡스타인과의 악명 높은 연줄이 다시 한번 영국 노동당 총리를 덮쳤다. 이제 그는 웨스트민스터 의회를 이 사건에 대해 '오도했다'는 의혹을 받고 있으며, 사임 요구의 연쇄 공격을 받고 있다. 현재 다우닝가는 이 압박에 저항하고 있지만, 야당 전체와 여당 내 일부까지 요구가 높아지고 있다.

토니 블레어의 뉴래버 시대의 회색 존재였던 72세의 논란 많은 맨델슨 남작—전 장관, 전 EU 집행위원, 고액 비즈니스 컨설턴트—을 지난해 도널드 트럼프 궁정 주재 영국 대사로 임명한 그의 뜻밖의 정치적 임명에 대한 또 다른 폭로가, 토리 정부의 불투명한 유산을 정리하겠다는 법조인 출신의 인물로서 2년도 채 안 돼 집권한 키어 경의 신뢰도에 마지막 일격을 가했다.

사건의 추가 폭로가 쏟아지자 수개월 만에 임명이 취소되었고, 10번가 스태프들 사이에서 해임의 물결이 일었다. 비판적 목소리에 따르면 "희생양"들이었으며, 이제 외무부 사무총장 올리 로빈스가 그 명단에 추가되었다. 스타머는 가디언의 보도 내용 덕분에 이 사건에서 나타난 마지막 놀라운 허술함의 '책임'을 로빈스에게 전가했다.

요컨대, 맨델슨이 가장 민감한 외교직 임명 시점에 영국 보안 심사를 통과하지 못했다는 사실이 밝혀졌다. 즉, 섬에서 중요한 역할에 지명된 어떤 공인이든 국가 안보 기밀에 접근할 수 있도록 승인하는 데 필요한 심사 말이다. 심지어 이 심사는 MI6 정보기관의 부정적 평가로 마무리되었는데, 이는 관료 기구가 무시한 것이다. 이는 스타머가 몇 달 전 워싱턴 특사 선택의 "판단 오류"를 인정하고 사과하도록 만든 블랙홀로 보인다. 하지만 그는 공식 절차(및 '심사')가 모두 준수되었다는 점을 내세우며 하원에서 굳건히 버텼다.

의회에서 거짓말을 했다는 혐의—영국 정부 관리의 행동 기준에 따르면 사임 사유—을 부인하기 위해 총리와 그의 충신들은 로빈스를 방패로 삼을 수밖에 없었다. 그는 007들의 우려를 스스로 무시했을 뿐 아니라, 경 키어(심지어 이번 주까지)와 당시 외무장관이자 현 부총리인 데이비드 래미에게도 알리지 않았다는 혐의를 받고 있다.

따라서 월요일 의회 위원회에 소환되어 발언할 기회를 갖게 될 이 부처의 최고 관리가 해임되었다. 한편 같은 시간에 총리—호르무즈 해협 관련 파리 정상회의에 다리를 저는 모습으로 참석—는 하원에서 임명 절차를 엄격히 준수했다고 이전에 밝힌 내용을 "정정"해야 하며, 동시에 추정되는 "선의"를 구하려 애써야 한다.

파리에서 스타머는 "절대적으로 분노했다"며 로빈스가 자신을 "용서할 수 없고" "당혹스러운" 방식으로 알리지 않았다고 맹세했다. 하지만 월요일 하원에서는 뜨거운 회기가 그를 기다리고 있다. 보수당의 케미 바데녹에서 자유민주당의 에드 데이비, 트럼프파의 나이젤 패러지, 잭 폴란스키의 녹색당, 스코틀랜드 민족당의 독립주의 좌파까지 모든 야당의 기수들이 그를 고정시킬 준비가 되어 있다. 그리고 그가 "거짓말쟁이이거나 무능력자"이거나, "둘 다"라는 비난을 받은 후 사임하라고 요구할 것이다.

그의 변명은 스코틀랜드 집권당 대표 아나스 사르와르를 포함한 여러 노동당 인사들에게도 점점 덜 믿음직스러워 보인다. 사르와르는 오래전부터 사임을 지지해왔다. 많은 분석가들이 이 결말을 단지 시간 문제—더 가깝거나 먼—로 보고 있다. 당장 피하기 어렵고, 수개월간 참담한 여론조사에 시달리는 총리에게는 5월 7일 지방선거에서 예상되는 참패 시 거의 불가능할 것이다. 미국과 이스라엘의 인기 없는 이란 전쟁에 동조하지 않은 것으로 얻은 일부 지지에도 불구하고.

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Il premier scarica le colpe su un funzionario, ma monta la richiesta di sue dimissioni

Se non è il colpo di grazia alla leadership di Keir Starmer, ha tutta l'aria di esserne il preannuncio. Lo scandalo legato al nome di Peter Mandelson, e ai suoi notori legami con il defunto faccendiere pedofilo americano Jeffrey Epstein, torna ad abbattersi sul premier laburista britannico, sospettato ora di aver "fuorviato" il Parlamento di Westminster sull'affaire e investito da una raffica di richieste di dimissioni: pressioni a cui al momento Downing Street resiste, ma che salgono ormai da tutti i partiti d'opposizione e persino da settori della maggioranza.

Ad assestare l'ultima legnata alla credibilità di sir Keir, giunto al potere meno di due anni fa con le credenziali dell'uomo di legge impegnato a far pulizia dell'opaca eredità dei precedenti governi Tory, è stata un'ennesima rivelazione sull'inopinata nomina politica da lui decisa l'anno scorso del controverso lord Mandelson, 72enne ex ministro, ex eminenza grigia del New Labour di Tony Blair, ex commissario Ue ed ex consulente di business strapagato, ad ambasciatore del Regno Unito alla corte di Donald Trump.

Nomina revocata pochi mesi dopo solo di fronte al tracimare di rivelazioni ulteriori sul caso, con il corredo di un'ondata di siluramenti fra i funzionari dello staff di Number 10. "Capri espiatori", stando alla voci critiche, ai quali si aggiunge adesso Olly Robbins, segretario generale del Foreign Office. Su cui Starmer ha scaricato la 'colpa' dell'ultima sbalorditiva topica emersa nella faccenda, grazie ai dettagli di una ricostruzione del Guardian.

In sostanza, si è scoperto che Mandelson, al momento della designazione per l'incarico diplomatico più delicato, non aveva superato le verifiche dell'Uk Security Vetting: ossia i controlli necessari ad autorizzare l'accesso di qualunque figura pubblica indicata per ruoli di rilievo sull'isola ai segreti della sicurezza nazionale. Verifiche che, anzi, s'erano poi chiuse con un parere negativo dei servizi d'intelligence dell'MI6 ignorato irritualmente dall'apparato ministeriale. Un buco nero che sembra smentire Starmer, costretto nei mesi scorsi ad ammettere "l'errore di giudizio" nella scelta del plenipotenziario a Washington e a scusarsi; ma adamantino nel trincerarsi dinanzi alla Camera dei Comuni almeno dietro il rispetto di tutte le procedure formali (e di 'vetting') relative all'iter di nomina.

Per negare l'accusa di aver mentito in Parlamento - materia di dimissioni secondo gli standard di condotta nei governanti britannici - al premier e ai suoi fedelissimi non è rimasto quindi che farsi scudo con Robbins. Additato come colui che non solo avrebbe scavalcato sua sponte le riserve degli 007; ma avrebbe anche evitato d'informare sia sir Keir (addirittura fino a questa settimana), sia l'allora ministro degli Esteri, e attuale vicepremier, David Lammy.

Di qui la cacciata del più alto funzionario del dicastero che lunedì potrà peraltro dire la sua alla commissione parlamentare dove è stato convocato. Mentre nelle stesse ore il primo ministro - presentatosi azzoppato al vertice di Parigi sullo Stretto di Hormuz - dovrà affrontare l'aula ai Comuni per "rettificare" quanto dichiarato in precedenza sul rispetto scrupoloso dell'iter di nomina, tentando al contempo di salvare una presunta "buona fede".

Dalla capitale francese, Starmer si è detto "assolutamente furioso", giurando di essere stato lasciato all'oscuro da Robbins in modo "imperdonabile" e "sconcertante". Ma alla Camera lunedì lo attende una seduta rovente, con i portabandiera di tutti i partiti rivali - dalla conservatrice Kemi Badenoch al liberaldemocratico Ed Davey, dal trumpiano Nigel Farage ai Verdi di Zack Polanski, fino alla sinistra indipendentista scozzese dell'Snp - pronti a inchiodarlo. E a intimargli di dimettersi, dopo avergli rinfacciato di essere "un bugiardo o un incompetente": se non "entrambe le cose".

Le sue giustificazioni appaiono del resto sempre meno credibili pure a diversi esponenti laburisti, incluso il capofila del partito di governo in Scozia, Anas Sarwar, favorevole da tempo alle dimissioni. Epilogo che non pochi analisti giudicano solo questione di tempi, più o meno ravvicinati. Difficile da sfuggire nell'immediato, quasi impossibile - per un premier alle prese da mesi con sondaggi disastrosi - in caso di prevedibile disfatta alle elezioni amministrative del 7 maggio. Anche a dispetto di qualche consenso recuperato col rifiuto di allinearsi all'impopolare guerra all'Iran di Usa e Israele.

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